Titolo mostra: Bruno Bani, Utopie cosmolucenti

Testo di: Claudio Cerritelli

17 Gennaio – 15 Febbraio 2019

La concezione spaziale di Bani si basa sul divenire dei suoi particolari temi cosmici (satelliti, lune, albe, eclissi) e sull’armonia tra elementi costruttivi e valenze cromatiche che ad essi si legano come emanazione della luce dipinta accentuata dall’uso calibrato e sensibile dei led luminescenti.

Nella sala a piano terra l’artista propone una sintesi dei cicli tematici ricorrenti nella sua ricerca, un trittico di strutture geometriche su fondo nero, (acrilico e metallo su tela), con andamenti trasversali rigorosamente costruiti sulla rottura dello schema geometrico. Gli equilibri razionali delle forme sono frammentati fino a scorporarsi a diretto contatto con la parete. Parallelamente, lo spettatore può confrontarsi con l’immagine suprema di un’alba rossa che domina sul bianco, sfiorato dal consueto filo di rame che congiunge gli angoli opposti del quadrato.

A fianco di questa visione Bani ha disposto dieci superfici geometriche di varia dimensione, sagomate e smussate, con differenti aspetti morfologici.
In questo caso i fili di rame sono orientati nella stessa direzione, come fossero sospinti dal medesimo ritmo spaziale. Nel percorso sottostante della galleria, Bani ha immerso le opere nell’oscurità accentuando il senso di sospensione delle forme con un calibrato uso di led, lievi emanazioni luminose che danno la sensazione di galleggiare nell’indistinta atmosfera cosmica dell’ambiente.
Sulle pareti opposte di questa sala si sviluppa il tema dell’Eclisse parziale, inoltre 6 satelliti di diversa dimensione sono disseminati sul pavimento, infine sulla parete di fondo sta una costruzione modulare (Life) composta da 4 superfici luminescenti che oscillano in reciproco equilibrio.

Come sottolinea Claudio Cerritelli nel testo pubblicato in catalogo:

“Con questa calibrata trilogia ambientale, l’artista esalta la forza evocativa dell’oscurità come metafora della condizione ancestrale, in tal senso insegue interferenze d’ombra e di luce per modificare la percezione del reale, soprattutto per affinare le capacità sensoriali dello spettatore, proiettato nell’orbita visionaria di uno spazio-tempo totale, dove il flusso cromatico genera un mondo di sensazioni tattili e pulsazioni mentali.

(…) A questo punto, la ri-definizione dell’ambiente espositivo raggiunge quello scopo che Bani persegue andando oltre i codici strutturali delle singole opere, vale a dire il superamento del dogma analitico per sconfinare nel possibile altrove, luogo di ipotetiche ma tangibili permutazioni cromo-plastiche, che è irrinunciabile definire come utopie cosmolucenti”.