KAREL APPEL / I colori della libertà

Artista: Karel Appel, Titolo: I colori della libertà, Curatore: Sandro Parmiggiani

31 Marzo  – 25 Giugno 2011

La rassegna, la terza che Arte 92 dedica a Karel Appel, ha luogo a novant’anni dalla nascita (Amsterdam, 25 aprile 1921) e a cinque anni dalla morte (Zurigo, 3 maggio 2006) dell’artista, e presenta venti dipinti, quasi tutti di grandi dimensioni, realizzati negli anni Ottanta e Novanta.Dopo gli studi, durante la guerra, alla Accademia Reale di Belle Arti di Amsterdam, Appel è, negli anni successivi, in Danimarca, dove conosce i pittori danesi che entreranno a fare parte del gruppo Cobra, da lui fondato a Parigi, l’8 novembre 1948, assieme ad artisti (gli olandesi Constant e Corneille, il poeta e pittore belga Christian Dotremont, il danese Asger Jorn) operanti nelle capitali (Copenaghen, Bruxelles e Amsterdam) di Danimarca, Belgio e Olanda.

Al gruppo si uniranno presto altri artisti, tra i quali va almeno ricordato Pierre Alechinsky. Cobra avrà una vita intensa, ma assai breve: l’ultima mostra ufficiale, che segna lo scioglimento del gruppo, si tiene, dal 6 ottobre al 6 novembre 1951, al Palazzo delle Belle Arti di Liegi. Tuttavia, la sua importanza sarà fondamentale e duratura: i semi gettati da Cobra influenzeranno tutta l’arte della seconda metà del Novecento, come già testimonia, nel 1959, la mostra di gruppo “Vitalità dell’arte” al Palazzo Grassi di Venezia. Cobra, che nasce da, e contro, il contesto storico di quegli anni terribili (guerra fredda e paura dell’olocausto atomico; realismo socialista e campi di lavoro in Urss; maccartismo in Usa; guerra di Corea), suscita e diffonde un vento di libertà e di fervore creativo nelle esperienze artistiche internazionali. Andando oltre il realismo e l’astrazione geometrica, Cobra vuole allontanarsi dall’arte degli adulti, che ha privilegiato il conscio a spese dell’inconscio, le regole a spese della spontaneità, per inoltrarsi nei territori inesplorati di ciò che è primitivo, e che si esprime nell’immediatezza della creazione infantile, nel perenne desiderio di conoscere e nella disposizione d’animo di colui che Appel chiama “il bambino interrogante”.
Conclusa l’avventura di Cobra, Appel dà vita, nei cinquantacinque anni che intercorrono dal 1951 alla sua morte, a un’opera impressionante per forza e varietà espressive, e per costante capacità di impatto su chi guarda: pittore, scultore, autore di murali e ideatore di balletti, sperimentatore instancabile di nuovi materiali assemblati e incorporati nell’opera, mai preoccupato di mantenersi fedele a un qualche stile che nel tempo pare praticare, lui è davvero l’alfiere di un’espressione artistica, felice, senza catene o barriere,
che s’innesta su un misterioso, vitalistico flusso di energie, sulla “libertà totale nell’uso dei colori e delle forme”, come sostiene in un’intervista a Rudi Fuchs quindici anni fa, sulla rabdomantica capacità di “violare il colore”, come dice in una lettera a Corneille del 2 dicembre 1947.
Le opere esposte ad ARTE 92 confermano lo straordinario valore di Appel, e le ragioni profonde della diffusa considerazione di cui gode da tempo, testimoniata dalle tante mostre tenute nei principali musei dell’Europa, degli Stati Uniti e del Sud-America, e dalla vasta presenza in collezioni pubbliche e private. Tra i dipinti in mostra nella Galleria milanese, citiamo le splendide serie “Birth of a Landscape” e “Out of nature”, animate da segni e colori danzanti, vere e proprie pulsazioni musicali, “The Peculiarity of the Situation”, con il canto del giallo che ovunque s’insinua e alla fine si distende in una serpentina che ricorda la silhouette di Cobra, “Still life”, con i segni a raggera che contornano le cose e che ne raccontano l’aura, “Nude”, magnetica figura trasversale che s’impone con la carne del corpo e la capacità di attrazione degli occhi, scavati dentro la materia, che ci fissano e non ci danno tregua.