GABRIELLA BENEDINI / I relitti o la memoria dell’essere

Artista: Gabriella Benedini, Titolo: I relitti o la memoria dell’essere,

A cura di: Giovanni Tesio

3 Ottobre – 12 Novembre 2008

Le opere che compongono questa personale di Gabriella Benedini sono state realizzate tra il 2006 e il 2008. Si tratta di lavori in cui la poetica dell’artista si dispiega, sia in opere singole che in installazioni in cui vari elementi dialogano strettamente tra loro. La capacità dell’artista di affrontare lo spazio e nello stesso tempo di operare con la pittura appare sempre più sorprendente, visto che l’azione artistica si avvale di materiali che qui vengono riusati in una logica nuova attribuendo ad essi una valenza espressiva che trova nell’insieme compositivo una giustificazione raffinata e qualificante.

“I miei lavori sono racconti del mondo, racconti che passano da superficie a superficie da forma a forma in un infinito numero di variazioni dello stesso racconto. Ogni opera è conclusa e ha in sé una possibilità di lettura complessa, polisemica così organizzata così legata nelle sue diverse parti da non poter essere più modificata pena il rischio di cambiarne completamente l’equilibrio semantico e formale”.

GABRIELLA BENEDINI

L’idea del viaggio è uno dei fili conduttori dell’opera di Gabriella Benedini in un percorso che unisce terra e mare utilizzando nelle sue opere resti di barche e frammenti di oggetti rifiutati. Dietro tutto o sopra tutto questo filtra una musica sottile che proviene da arpe che nascono prima nella mente e poi si realizzano nelle sue sculture.

“Sculture polimateriche che suggeriscono i sottili passaggi, non sai se di barche che diventano arpe o se di arpe che diventano barche (ma anche di barche che sembrano prendere il volo come le rondini). Suggestioni cosmogoniche che non sai se promanino da un cosmo che sta per volgersi in caos o dal caos che sta per comporsi in un cosmo…”.

GIOVANNI TESIO

E ripercorrendo le opere è possibile soffermarsi su quella che può essere considerata l’installazione più suggestiva della mostra, un tondo che s’accompagna ai frammenti di una barca spezzata. Un tondo tagliato a mezzo da una linea ondulata, vagamente tao, che congiunge (più di quanto non sembri separare) una geografia di terra e di cielo, di lontani evi e di peregrinazioni cosmiche. Nella sospensione del tempo, un silenzio d’assoluto che sembra liberare la grazia dei respiri. Nel fiato dei mondi possibili il viaggio di un relitto che richiama la presenza dell’intero. Immagine di una navigazione antica, quella barca spezzata non sta lì come un gesto di impotenza, ma come la memoria di un’avventura rinnovabile. Come la radice feconda di un nuovo paesaggio mentale, di una mai spenta illusione.